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Pierluigi Marengo : "Sempre Forza
Toro ! "
Intervista
a cura di Fabrizio Leoni
Prima
parte
Il
4 maggio, nel pieno della tempesta, finita la commemorazione
mi stavo aggirando bagnato ed infreddolito per la piazza
di Superga cercando qualche spunto per non scrivere le
solite noiosissime cose. D'un tratto sentii una voce che
con fare allegro ed un po' irriverente chiamava Cairo
(che si trovava nel mezzo della folla): "Presidente
Presidente
"
e poco dopo Cairo lo salutò. Si trattava dell'avvocato
Marengo, il lodista, amato, odiato, uno di quelli che
con tanto coraggio ed alla faccia di chi ci stava schiacciando
ebbe SUBITO il coraggio di rilevare le macerie granata
per iniziare a ricostruire una squadra, una storia ed
una dignità. Ecco lo spunto! Perché non
gli chiedo un'intervista? Secondo me ha qualcosa da dire!
Pochi giorni dopo gli telefono e si dimostra subito disponibile,
si "sente" che ha voglia di dire qualcosa. Tra
una cosa e l'altra combiniamo per venerdì 13 (bella
data). Lo raggiungo nel suo studio nella piazza del monumento
in corso Vittorio. Bel palazzo, molto antico. Ascensore
di una volta, però all'interno è fresco,
meno male, oggi il caldo è davvero insopportabile.
Sono appena stato dal dentista, spero di non biascicare
le parole
mi accomodo, chiedo di andare in bagno
e noto nei pressi del wc un pacchetto di fazzolettini
della juve
quest'uomo già mi piace
esco
e mi chiamano subito. Entrando mi tende la mano sorridente.
Il suo ufficio è un po' in penombra, molto bello,
sobrio e con un sapore antico. Sulla destra le foto dei
momenti belli del nostro Toro. Incominciamo l'intervista
che vi invito a leggere per intero poiché ci sono
delgi aspetti che nessuno conosce.
F.L.:
Se le diciamo forza Toro, lei che cosa ci risponde?
E' ciò che è uscito dalla mia bocca dopo
il primo vagito
essenza di vita. Ed è stato
anche un pesante condizionamento di mia figlia, altrimenti
la cacciavo di casa
F.L.: Perché secondo lei alcuni tifosi avevano
messo in dubbio la buona fede del vostro intento?
Perché i media avevano dato una visione molto distorta
ed alcune volte addirittura palesemente falsa di ciò
che stava avvenendo in quei giorni. Premesso che io contesto
il fatto che alcuni tifosi abbiano contestato la nostra
buona fede, diciamo che alcuni tifosi hanno contestato
la nostra ingenuità, fu una cosa di taluni in un
momento in cui i media facevano una cassa di risonanza
eccessiva, errata, modificando le situazioni ogni quarto
d'ora, la gente non capiva più nulla, non sapeva
dove dirigersi, dove stava la verità e li ci fu
la presentazione di Urbano Cairo come una sorta di messia
e quei giorni che noi ci mettevamo per andare a conclusione
furono letti come un rifiuto nei suoi confronti, cosa
assolutamente sbagliata. Urbano Cairo arriva a Torino
il 17 di Agosto, primo incontro il 20 di agosto, abbiamo
chiuso tutto il 31 agosto, ci abbiamo messo 10 giorni.
La cessione di quote di una società ha degli aspetti
tecnici che la piazza non riusciva a capire, soprattutto
perché i media non glielo spiegavano: siamo stati
3 giorni ad esaminare gli estratti conto, c'è voluto
un giorno per averli dalla banca, ci sono dei tempi obbligatori
da rispettare, c'è stata un'assemblea straordinaria
il 25 di agosto, un'assemblea di una società non
può essere convocata nel giro di 5 minuti perché
sarebbe nulla, gli statuti prevedono delle modalità
di convocazione. Sicuramente c'è stato da parte
dei media un rimarcare delle cose che non esistevano o
ingrandire delle problematiche che erano delle modalità
normalissime in quel contesto. Alcuni giornalisti di primissimo
piano tra cui per esempio Michele Ruggiero della Rai circa
un mese dopo mi dissero "purtroppo in quei giorni
non abbiamo pensato, ci siamo solo preoccupati di diffondere
il più possibile ogni quarto d'ora e nessuno di
noi si è fermato a ragionarci su. Dopo, a mente
libera, ripensandoci abbiamo compreso tantissime cose"
e quindi ci sarebbe voluto un attimo di pazienza da parte
di tutti.
F.L.: Giovannone è davvero un personaggio così
ambiguo come sembra?
Giovannone non è ne un grande personaggio ne il
diavolo, per come io l'ho conosciuto. Noi facemmo un appello
pubblico, una conferenza stampa dando i nostri numeri
di cellulare e rivolgendoci agli imprenditori, ai cosiddetti
"ricchi" dicendo loro guardate, noi la locomotiva
l'abbiamo messa sui binari, adesso c'è bisogno
dei vagoni e del carbone per farla andare. A questo appello
rispose solo lui il giorno dopo. Telefona, fissa un incontro
con Rodda e gli dice "io vorrei essere nel gruppo
degli imprenditori di questo nuovo progetto Toro ed ho
la disponibilità di 2.000.000 di euro da metterci
dentro" e noi ne prendiamo atto. Dopo una settimana
lo richiamiamo e gli comunichiamo che lui era l'unico
che si era fatto avanti. A quel punto lo sentiamo un po'
titubante, quasi spaventato, comunque gli diciamo che
noi saremo andati avanti con altre iniziative, azionariato
popolare incluso, ed a quel punto lui ci informa che nel
giro di 6-8 mesi avrebbe messo a disposizione altri 3.000.000
di euro. Questo a fine luglio. A quei tempi questa era
la figura e la volontà di Giovannone, niente di
più. Dopodiché lo abbiamo presentato al
Sindaco e parlando ci siamo trovati tutti concordi nel
dire che nel momento in cui fosse arrivato un Paperon
de Paperoni noi avremmo subito ceduto le nostre quote.
Quando arriva Cairo, in conferenza stampa al bar Norman,
tutti noi gli confermiamo questa cosa. Ci si vede poi
il 20 agosto ad Asti nello studio dell'avvocato Trombetta
ed a quel punto Cairo inaspettatamente rompe la trattativa.
Dice "non se ne fa più nulla, mi spiace, comunque
mi siete simpatici, comprerò una ventina di abbonamenti
per darvi una mano" poiché lamentava i famosi
rapporti in essere con i dipendenti, la cosiddetta "continuità
aziendale" che, se realmente si fosse verificata,
lo avrebbe costretto a farsi carico del debito pregresso.
In parole povere, secondo lui noi avevamo assunto troppe
persone, giocatori e dipendenti (tra i dipendenti c'erano
Comi, Benedetti, Pigino, Tina Rossi, quello che segue
lo stadio, il magazziniere, persone comunque indispensabili),
persone come Ardito, Brevi, gente che poi ha portato in
A quella squadra. A quel punto io gli chiedo di non dire
nulla ai giornali per il momento, avremo detto solo che
c'era stato questo primo incontro interlocutorio. Nel
mentre chiamiamo il sindaco, pregandolo di trovare un
posto di lavoro a queste persone e lui si rende immediatamente
disponibile. Esco da quell'incontro, salgo in macchina,
faccio 100 metri e mi arrivano le prima telefonata dei
giornalisti che mi chiedono informazioni sulla rottura
della trattativa. Cairo aveva già divulgato la
notizia. A quel punto torno giù a Torino e chiamo
immediatamente Rodda, Giovannone e quei 3 o 4 altri che
ci seguivano e faccio presente che la trattativa è
saltata, non c'è santo, e noi comunque dovevamo
mettere la squadra in campo. A quel punto Giovannone ci
dice "datemi un giorno", era sabato. Lui parte
la domenica mattina presto e torna verso l'una di notte.
Viene subito a casa mia e mi dice "non ci sono problemi
per i soldi, sono stato a Cortina, ho incontrato una persona
che mi ha garantito che avremo tutte le coperture bancarie
che ci possono interessare". A quel punto io gli
dico che comunque avrei voluto parlare con questa persona,
che avremo aperto un tavolo e dopo senza alcun problema
sarebbe entrato a far parte del progetto.
F.L.: Chi era questa persona?
Questa persona scoprii dopo essere Mezzaroma, il pluri
miliardario (in euro), padrone della Lazio, della Roma,
di Capitalia e via dicendo, suocero di Lotito. Due giorni
dopo Cairo ritorna sui suoi passi e dice "lo prendo
comunque il Toro". A quel punto Giovannone, nonostante
la sua azione brillante dice "va bene, lo cedo".
Il giorno dopo invece, preso da un colpo d'orgoglio o
da non so che cosa ritratta e sparisce. Comunque sia si
era nei giorni antecedenti l'assemblea straordinaria,
giorni nei quali comunque non avremmo potuto fare nulla.
Questo la gente non lo sapeva poiché nessuno glielo
ha mai detto. In più Giovannone si è sentito
insultare da tutti, lui, la famiglia, il fatto che fosse
ciociaro (anche Andreotti lo è), si è sentito
insultare su tutto, lo hanno minacciato di morte e li
caratterialmente ha avuto un momento di incontrollabilità
assoluta tant'è che poi era anche arrabbiatissimo
con me e Rodda e non ci rispondeva più al telefono.
F.L.: Quindi si può comunque asserire che voi
eravate seriamente intenzionati a cedere il Toro?
Assolutamente. Avremmo però voluto cederlo in un
altro modo. Con delle trattative non conflittuali, dicemmo
da subito che non chiedevamo un euro, ci tengo a precisare
che De Laurentis ha preso il Napoli da chi aveva fatto
il lodo pagando 30.000.000 di euro ed era un lodo sulla
C1, non sulla B, e noi eravamo disposti a darlo gratis
anche se avremmo potuto chiedere dei soldi, era nostro
in fondo, ma avremmo voluto cedere l'80%, non il 100%.
Nella nostra visione c'era il Toro di Pianelli, dove lui
aveva il 65% e poi una ventina di azionisti di Torino,
del bel mondo della nostra città e tutti del Toro.
Noi avremmo voluto che Cairo avesse l'80% e con quella
quota poteva fare tutto quello che voleva, ma anche con
una presenza di soci-tifosi dentro. Una quota di minoranza
in una società da un unico potere: il controllo.
Se ad esempio Cimminelli avesse avuto dei soci di minoranza,
queste persone avrebbero potuto impedirgli di fare quello
che ha fatto, oppure sarebbero stati complici e colpevoli
insieme a lui. La nostra richiesta del 20% è stato
l'unico scontro o dibattito in quella trattativa, mai
è stata messa in dubbio la cessione, semplicemente
io ho provato a resistere leggermente sul cedere la totalità
senza riservarci (per i motivi detti) un 20% del Toro.
Ci tenevo troppo a voler vedere un po' di Torino nel Toro.
F.L.: Quanto c'è di vero nel fatto che Cairo
non abbia sborsato nulla per rilevare il Toro?
Cairo non ha dato una lira, lo ha preso semplicemente
ridandoci 10.000 euro che era la somma da noi messa come
capitale sociale, poi ha rimborsato di 180.000 euro Giovannone
e 50.000 euro che avevamo messo io, Rodda e Cena per effettuare
il lodo. Non ha pagato un euro le quote. Ricordo che proprio
in sede di trattativa io chiesi a Cairo un accordo verbale
da gentiluomini: noi non avremmo chiesto nulla ma lui
i 20.000.000 di euro che valeva il Toro li avrebbe messi
per costruire e migliorare la squadra: ci lasciammo con
questo e con la richiesta che io feci a Cairo di dare
un abbonamento ai 15 soci che avevano tirato la barca
in quell'estate, io e Rodda esclusi. Questi abbonamenti
non arrivarono mai. Quindi noi non abbiamo avuto nemmeno
un abbonamento.
F.L.: Una persona come lei o come Rodda, è possibile
che quando cerca di interessarsi alle sorti del Toro diventi
automaticamente un personaggio scomodo?
Sicuramente io ho subito sulla mia pelle varie ritorsioni,
palesi e sotterranee, più d'una. Guarda caso Rodda
non è stato rieletto alla presidenza dell'API dopo
la vicenda Toro, capiamoci. Questo che vado a dire è
una cosa molto forte: il fallimento del Toro è
stata una cosa, se non voluta, sicuramente "piacevole"
che si verificasse per i poteri forti di questa città.
Non dimentichiamo che in piena vicenda Lodo, mentre noi
iniziavamo a muoverci, il dott.Girando allo Sporting ebbe
a dire "tanto quei quattro straccioni non ci riusciranno
ed io mi prendo il Comunale". Disse proprio questo,
anche se poi sui giornali cercò di sminuirla dicendo
che non era proprio così, che era una battuta scherzosa.
Certo è che la famiglia Agnelli dagli anni '60,
per voce di Umberto ed anche di Gianni e pure ribadito
da Girando ha sempre detto che "a Torino due squadre
sono troppe". Il Lodo poteva farlo chiunque, chiunque
avesse una società di capitali, una S.r.l. e 50.000
euro da allegare alla domanda da mandare a Roma in Federazione.
Nessuno in questa città, dei grandi tifosi "nobili"
del Toro, dell'industria, del mondo dello spettacolo,
della politica, nessuno si fece avanti, nonostante tutti
dicessero di star passando l'estate più brutta
della loro vita, nessuno di loro ha pensato di mettere
il paracadute al Toro. Anche io speravo che si vincesse
al consiglio di stato anche se, avendo visto gli atti,
da avvocato avevo detto che era impossibile, a volte si
fanno delle sentenze anche "politiche", nessuno
lo ha fatto perché questa città voleva il
fallimento del Toro poiché avrebbe risolto tutta
una serie di problemi. La juve si sarebbe portata a casa
le nostre giovanili e lo stadio come campo di allenamento
e per gli eventi ed il discorso era chiuso. Quindi il
fatto che io e Rodda ci si sia messi a fare il Lodo ha
per noi significato metterci contro la città, contro
i poteri forti che governano o meglio, governavano Torino.
F.L.: Era quello che volevamo sentire, anche se tutti
lo abbiamo sempre immaginato.
Io, in torino, sono noto come il più anti Fiat
ed anti Agnelli che ci sia in città poiché
ho avuto il coraggio nel 2004 di scrivere il primo libro
in cui si elencano i danni provocati dalla famiglia Agnelli
a questa città, sono proprio visto come il diavolo
dalla famiglia. Una delle cose che mi ha fatto sorridere
in quei giorni è stato leggere che io ero d'accordo
con Moggi, Giraudo e la famiglia nell'affossare il Toro,
pura follia, noi non ci parleremmo mai, ripeto, io sono
stato l'unico ad avere il coraggio di scrivere un libro
sui danni che loro hanno fatto a questa città ("Pierluigi
Marengo, Torino Fiat Voluntas, edizioni I.E. Italia"),
a partire dal nonno fino al 2004. Pensi, in quel periodo
è stato il terzo libro più venduto a Torino
e La Stampa non ne ha parlato
F.L.: In tutto quel marasma, che ruolo ha avuto il
Sindaco?
Il sindaco ha avuto un ruolo indiscutibilmente importante.
Diciamo che il voto che gli do è un 4 per il periodo
antecedente a noi poichè da Sindaco e da granata
non ha fatto nulla per stimolare un Lodo salvifico in
tempo. Questa assenza io la lego all'assoggettamento a
certe volontà della città che gli hanno
impedito di fare certe cose. Gli do poi un 7/8 per il
periodo ante Cairo, ed includo anche Paolo Peveraro, perché
effettivamente ci ha supportato molto dandosi molto da
fare, è stato anche determinante nel reperimento
dello sponsor per completare il versamento di 1.300.000
euro del Lodo, lo stesso Cairo ci mise 2 mesi per trovare
uno sponsor, i tempi sono quelli, non sette giorni come
abbiamo avuto noi. Scendo nuovamente col voto quando è
arrivato Cairo poiché avrebbe dovuto spiegare alla
gente quello che stava succedendo, avrebbe dovuto tenere
una posizione di comunicazione, comunque gli lascio la
sufficienza. Chiamparino nella vicenda Lodo ha avuto un
ruolo comunque importante.
Seconda
parte dell'intervista :
F.L.:
In tutto quel marasma, che ruolo ha avuto il Sindaco?
Il sindaco ha avuto un ruolo indiscutibilmente importante
e la mia valutazione del suo operato è su tre distinte
fasi. Per il periodo antecedente al nostro intervento,
il voto che gli do è un 4, poiché, da Sindaco
e da granata, non ha fatto nulla per stimolare alcun Lodo,
rimanendo inerte davanti alla sempre più probabile
scomparsa del Toro, anche se, questa assenza, tendo a
leggerla nelle pressioni che, probabilmente, certa parte
della città gli fece verso quel ruolo. Gli do poi
un 7/8 per il periodo ante Cairo, e, in quel voto, includo
anche l'assessore Paolo Peveraro. I due, in perfetta sintonia
tra loro, ci supportarono molto, operando, in modo particolare,
per i reperimento di uno sponsor capace di versarci quel
1.200.000 euro che ci permise di pagare l'importo del
lodo e mi riferisco alla SMAT. Occorre tenere presente
che quello sponsor, con il relativo versamento, fu reperito
in meno di una settimana e nel periodo ferragostano; Cairo,
in ben altro e più facile periodo, ci mise 2 mesi
per trovare nella Reale Mutua il successivo sponsor principale
del Toro. Scendo nuovamente col voto per il periodo successivo
all'arrivo di Cairo e lo faccio perché ritengo
che, in quei caldi momenti, il Sindaco avrebbe dovuto
essere più terzo rispetto alla vicenda in atto
e certamente più comunicatore di quanto, veramente
e realmente, stata accadendo; probabilmente in quei giorni
bollenti il suo essere tifoso ha prevalso sul suo essere
Sindaco e, come molti tifosi, si è lasciato andare
sull'onda dell'emotività. Voglio pensarla così.
Nel complesso comunque credo che la sufficienza per il
Sindaco sia stata piena.
F.L.: Questa gestione ha tenuto conto in qualche modo
che senza di voi non ci sarebbe stato nulla, almeno un
grazie o una stretta di mano?
Io vedo Cairo come un tipico esempio di uomo d'affari
milanese che valuta tutto a denaro o, meglio, che finalizza
tutto a reddito e ricchezza, peraltro atteggiamento non
sbagliato per un imprenditore, anche se da me non pienamente
condiviso. In lui vi era sicuramente, in quel momento,
la certezza che noi, nonostante precise affermazioni contrarie,
gli avremmo chiesto molti denari per cedergli il Torino;
noi, invece, eravamo diversi, ma lui, come uomo d'affari
qual è, non riusciva a comprendere il nostro essere
tanto romantici e tifosi del Toro da fare per mero sevizio
tutto ciò che abbiamo fatto ed allora, diede, secondo
me, il via alla comunicazione monodirezionale. Più
noi venivamo messi al muro ed assediati e meno c'era la
possibilità che gli chiedessimo soldi per il Toro.
Se fossimo stati un po' meno romantici, saputo che vi
era un interessato al Toro, avremmo potuto depositare
(incassando tra l'altro bei soldi) in una finanziaria
svizzera le nostre quote, per poi dare il via libera alla
cessione con l'onere, in capo all'acquirente, di riscattarle,
versando quei giusti denari che valeva, al momento il
Toro, ovvero non meno di 15/20 milioni di euro. Noi invece
non lo abbiamo nemmeno pensato, ma Cairo, ripeto come
uomo d'affari qual è, non poteva assolutamente
crederci tanto romantici e non lo poteva perché,
ritengo, non è nella sua testa il pensare che qualcuno
possa massacrarsi, come fecimo noi, solo per spirito di
servizio. In poche parole, Cairo usò l'arma della
comunicazione in modo fortissimo e, penso, lo fece per
un preciso motivo: più noi eravamo pressati e meno
avevamo capacità contrattuale per chiedergli soldi;
portandoci ad avere il cosiddetto "cappio intorno
al collo", noi avremmo dovuto firmare alle sue uniche
condizioni. Torno a dire che ci sta, fa parte di un certo
mondo degli affari, ho visto di peggio. Però di
solito, una volta concluso l'affare, ci si da la mano
ed amici come prima. Anzi, normalmente, è tutt'al
più chi stato svantaggiato nella vicenda che tende
a non accettare una riconciliazione; in questo caso è
successo l'esatto contrario, noi gli tendemmo la mano
e Cairo la rifiutò. Questo è, principalmente,
quello che io e Rodda lamentiamo: il non esserci arrivato
un grazie pubblico da Cairo, il non essere stati ufficialmente
ricordati al Centenario, nonostante la certezza che senza
di noi non vi sarebbe stato Centenario e Cairo non avrebbe
mai avuto il Toro; senza di noi, e questo è chiaro
a tutti, non ci sarebbe più stato il Toro, tutt'al
più ci sarebbe stata una nuova squadra che, adesso
e nella migliore delle ipotesi, sarebbe in C1 e giocherebbe
al Ruffini. Questa è la grande delusione sotto
il profilo umano che abbiamo avuto da Cairo. Tra l'altro,
poco prima di firmare, siamo andati in una camera io e
lui (quando gli chiesi gli abbonamenti per i miei collaboratori,
quelli che non sono mai arrivati) per metterci d'accordo
sul come dirigere la conferenza stampa del passaggio di
quote: l'accordo fu che lui, dopo il suo intervento, mi
avrebbe dato la parola ringraziando i lodisti e, pubblicamente,
ci saremo stretti la mano. Andiamo, invece, in conferenza
stampa e non solo non ci ringrazia e non ci da la mano,
ma addirittura polemizza con me, dicendo che io ho cercato
di fare il furbetto. Restai allibito, tanto da neppure
replicare; l'accordo era ben altro e ben altro ci meritavamo
da Cairo che, solo grazie a noi, era appena divenuto Presidente
e padrone del Toro senza spendere un centesimo per comprarlo.
Questa è stata la cosa che mi ha fatto in assoluto
più male e, altrettanto, è stato per Rodda
e Bellino. Ho pensato spesso ai motivi di quel, per me,
inconcepibile comportamento di Cairo, l'unico che ho trovato
plausibile e nel suo carattere. Cairo, lo dimostrano i
suoi gesti e il suo essere omnipresente su tutto ciò
che è pubblico, è certamente molto egocentrico
e con un forte senso del protagonismo e, quindi, l'idea
che, nella storia, il salvatore del Toro comunque non
è stato e non sarà mai indicato in lui,
poiché sui libri resterà scritto che i Lodisti
hanno tirato fuori il Toro dalla cancellazione, con il
mio nome quale primo Presidente del nuovo corso, probabilmente
lo disturba moltissimo. Probabilmente è conscio
che, passato il suo periodo di Presidenza, lui sarà
ricordato come uno dei tanti che sono stati Presidenti
del nostro Toro, ma che il grande salvataggio e la creazione
del nuovo corso societario non sarà ascritta a
lui, ma a me, Rodda e Bellino. Tutto ciò, penso,
possa spiegare la sua volontà univoca di cancellarci
il più possibile dalla memoria granata e l'astio
palesato verso di noi, mentre, da parte nostra, non vi
è alcun particolare acredine verso di lui. Poi
ci sono anche alcune frasi di Cairo che ci diedero e ci
danno un certo fastidio. Su tutte il suo falso dire che
fu lui a salvare il Toro, mentre lui arrivò a Toro
salvato da noi, e il suo continuo ripetere che lui fece
la squadra sette giorni: la squadra, al suo arrivo, era
già fatta ed organizzata, lui si limitò
a rilevare i 16 giocatori da noi acquisiti, aggiungendo,
e questo e merito suo, alcuni veri ed importanti rinforzi,
tra cui, in particolare, Rosina. Non dimentichiamo che,
quando Giovannone disse pubblicamente "porterò
Muzzi, Manfredini ed Inzaghi", apriti cielo; tutti
in coro ad urlare che non si volevano gli scarti della
Lazio, poi Muzzi arrivò con Cairo e fu acclamato
come quel grande giocatore che è stato per noi
nei passati due anni. In ultimo una cosa che non ho mai
capito di Cairo, ovvero perché non depositò
alcuni contratti da noi già definiti, tra cui Ezio
Brevi, Nervo, Kamarà e Ferraresi, salvo poi il
rilevarlo a gennaio. Pensi, tanta era la disinformazione
di quei momenti, che addirittura ci accusarono di aver
fatto saltare un'amichevole perché non avevamo
le maglie, ed, anche quello mi fece male; noi avevamo
tutto, maglie comprese, semplicemente, avendo firmato
due giorni prima con la Smat, non potevamo contrattualmente
mandare in campo un squadra senza lo sponsor riportato
sulle maglie, nemmeno per una partita amichevole ed è
chiaro che non era assolutamente possibile, in 48 ore,
predisporre il logo e stamparlo. Ci hanno accusato, cioè,
di cose indicibili e palesemente false. A fronte di ciò
vi è però il positivo di tantissimo affetto
datomi da migliaia di tifosi del Toro; moltissime persone
tuttora mi fermano per strada solo per ringraziarmi per
quanto fatto e, questo, per me è piacere allo stato
puro
immenso. Il grazie dei tifosi, la loro riconoscenza,
il loro affetto non ci è mai mancato
è'
mancato invece un grazie da chi adesso gode anche del
nostro lavoro che, credetemi, per tutto quello che ho
detto ed anche per ciò che non ho detto, ma che
a breve riporterò su un libro documento di quei
giorni, è stato davvero difficile, quasi incredibile
se ripenso a quei momenti.
F.L.: Cosa ne pensa della gestione attuale del Toro?
La gestione attuale è identica alla gestione che
avremmo posto in essere noi. Se l'azionariato popolare,
che per noi era il grande sogno, non avesse funzionato,
noi avremmo agito esattamente come Cairo: gestione molto
oculata sulle spese, con spese ridotte alla misura delle
entrate, con livello di indebitamento assolutamente sotto
ogni soglia di rischio. Noi, all'epoca, facemmo con i
giocatori un preciso discorso: stipendi molto bassi e
premi significativi per la promozione in A, ovvero un
costo premi che, se si verificava come era nelle nostre
previsioni, sarebbe stato ampiamente coperto dai maggiori
introiti derivanti dall'essere in A. Basta controllare
i bilanci della gestione Cairo e si rileva che, con la
sua gestione, la differenza tra incassato dalla società
e speso per la società è praticamente inesistente.
Il primo anno di gestione Cairo, infatti, la differenza
tra speso e ricavato, come riportato a bilancio, fu, dedotte
le riserve che non possono considerarsi spese, di meno
di mezzo milione di euro in passivo, quindi una sciocchezza
a quei livelli. Cairo, di fatto, sta facendo il Dirigente
e non il Presidente come siamo abituati a vederlo nel
calcio. Un Dirigente che incassa e spende l'incassato,
senza metterci soldi suoi; esattamente come avremmo fatto
noi: giocatori a parametro zero, svincolati, prestiti.
In serie B la Lega, nel 2005/2006, versò a tutte
le squadre 4.700.000 euro a titolo di mutualità,
a cui si aggiunsero i diritti Rai per le trasmissioni
televisive e radiofoniche, nonchè sponsor e le
varie pubblicità, tra cui quella dello stadio,
e abbonamenti. Queste sono le entrate di una società.
Queste entrate, con noi, sarebbero ammontate a complessivi
13.500.000 euro, come peraltro lo furono per Cairo. In
A cambiano le entrate, si ragiona sui 23.000.000 di euro
e, se si verificano le spese sostenute dal Toro, si verifica
che, queste ultime, tanto in B che in A risultano all'incirca
eguali alle dette entrate. Cairo, cioè, lo vedo
come uno che fa il manager, ovvero come uno che non mette
soldi suoi ma gestisce al meglio il budget che ha. Devo
dire, a suo merito, che lo fa bene, anche se noi tutti
ci aspettavamo che mettesse soldi suoi per permetterci
quel salto di qualità che promise e che, certamente,
non è possibile, visti i costi del calcio, fare
senza l'immissione in società di soldi diversi
dalle ordinare entrate. Se ci fatto caso, Cairo è
uso dire ai media che ha speso un tot di soldi, ma mai
ha riferito pubblicamente quali sono state le entrate
di cui ha beneficiato il Toro. Ogni volta che un'intervista
è sull'argomento economico, omette sempre di dire
la cifra degli incassi, mentre è prodigo a dire
quella delle spese
lui dice "ho speso
",
mai l'ho sentito dire "ho messo nel Toro
".
Ebbene questa è una sorta di mia "accusa"
a Cairo: sta gestendo senza mettere denaro suo, dopo aver
illuso noi che gli cedemmo il Toro, sul fatto che avrebbe
messo, sin da subito, almeno 20.000.000 di euro suoi nelle
casse societarie per rendere grande la squadra e rifare
il Filadelfia; sarebbe stato solo il mettere nel Toro
quelle somme che, secondo mercato e logica, avrebbe dovuto
dare a noi per pagare le quote acquisite e, invece, risparmiò
integralmente. E l'illusione non fu solo nei confronti
di noi lodisti, lo fu anche nei confronti di tutti i tifosi,
ricordo che Cairo, nell'agosto 2005, rilasciò un'intervista
a Massimo Gramellini dicendo "rifarò il Toro
di Pulici e Graziani", e, per far questo, occorrono
quegli investimenti che, invece, mai fece.
F.L.: Al momento lei che rapporti ha con il Torino
Football Club?
Ho un rapporto di cliente, nel senso che compro l'abbonamento
mio e di mia figlia per andare a vedere le partite. Ho
squisiti rapporti con alcuni giocatori e con persone all'interno
della società, ma a livello di rapporto personale.
F.L.: Ha qualche tipo di rapporto con Cairo?
Nessuno, se non il normale salutarsi quando ci si incontra.
F.L.: Cosa vuole dire ai tifosi del Toro?
Che comunque vada, il Toro è sempre il Toro, ovvero
un soggetto di fede ed amore assoluto. Voglio poi dire
loro di non sperare più di tanto nell'arrivo di
un messia, cosa che vedo piuttosto difficile, ma nel sperare
che il mondo del calcio cambi le sue regole economiche.
Io credo che il Toro possa tornare ad essere quella grande
squadra che fu, per combatte ai massimi livelli, il giorno
il cui il calcio cambierà le sue regole, intese
come criteri di distribuzione dei diritti televisivi,
che devono tornare collettivi, intese come rose predefinite
ad inizio campionato, ecc. Sinceramente vedo altrimenti
molto difficile pensare che il Toro possa tornare ad essere
una squadra leader italiana ed internazionale. Nuovi Paperon
de Paperoni, interessati al calcio, in Italia non sembrano
essercene e, quelli che ci sono, hanno già fatto
la loro scelta su altre squadre. Dall'estero men che meno,
perché eventuali plurimiliardari esteri scendono
in campo per "possedere" una città, una
città importante anche dal punto di vista del bel
mondo, tipo Roma, Londra, Parigi, Vienna
come hanno
fatto i vari Abramovich o chi per essi. Città dove
il viverci anche saltuariamente significhi comunque vivere
in uno dei simboli mondiali del "bel vivere"
Torino non mi sembra abbia questa appetibilità.
Vedo più possibile l'arrivo di un oligarca su Venezia
che su Torino. Non dimentichiamoci, infine, che Pianelli,
all'epoca strettamente legato per lavoro alla FIAT, vinse
uno scudetto e poi fallì
Ciò non toglie
che per me il Toro è il Toro e lo sarà per
sempre.
Anche
se c'è un ventilatore che mi ronza vicino sono
abbastanza sudato. Certe cose si immaginano ma sentirle
dalla bocca di uno dei protagonisti è un'altra
cosa. Comunque sia Marengo è un vero tifoso del
Toro, innamorato della maglia, con una vena romantica
che i tifosi giovani stentano a capire. Tutti noi abbiamo
sempre immaginato che una parte di Torino volesse affondarci,
ma pochi di noi pensavano fosse davvero così. Per
quanto riguarda la proprietà attuale non sta a
noi giudicare, qui abbiamo esposto INTEGRALMENTE i risultati
di un'intervista che forse doveva essere fatta e pubblicata
già da tempo, magari da qualche illustre testata
che dedica sempre le sue prime pagine e notizie ai rigatini.
Chiaramente, è qui da noi disponibile lo spazio
per ogni diritto di replica si desiderasse fare (chi tace
acconsente). Comunque, a me è piaciuto avere la
conferma che un pochino di intuizione fa parte del mio
modesto cervello, e che in ogni modo c'è ancora
e sempre ci sarà qualcuno che ama e che amerà
il Toro per quello che è, come noi tutti.
Forza Toro, sempre e comunque.
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